La bulimia nervosa non può essere compresa esclusivamente attraverso le abbuffate e le condotte compensatorie. Le evidenze cliniche suggeriscono che il disturbo si sviluppi all’interno di un sistema psicologico nel quale immagine corporea, autostima e perfezionismo si influenzano reciprocamente. Il corpo diventa il principale criterio di valutazione personale e il controllo del peso assume una funzione che va oltre l’alimentazione.
Perché il corpo occupa una posizione così centrale nella bulimia nervosa?
Molte persone sperimentano insoddisfazione per il proprio aspetto fisico senza sviluppare un disturbo alimentare. Nella bulimia nervosa, tuttavia, il corpo non rappresenta semplicemente una fonte di preoccupazione. Peso e forma corporea diventano parametri privilegiati attraverso cui la persona valuta il proprio valore, il proprio successo e la propria accettabilità sociale. Questa centralità attribuita al corpo modifica il modo in cui vengono interpretate esperienze quotidiane, relazioni e risultati personali.
Che cosa distingue l’insoddisfazione corporea dalla sopravvalutazione del peso?
L’insoddisfazione corporea riguarda il giudizio negativo sul proprio aspetto. La sopravvalutazione del peso e della forma corporea rappresenta invece un fenomeno più profondo. In questo caso il corpo non viene soltanto giudicato negativamente, ma assume un’importanza sproporzionata nella definizione dell’identità personale. Tale differenza è cruciale perché aiuta a comprendere perché alcune persone possano vivere il corpo come una delle tante dimensioni della propria vita, mentre altre finiscono per organizzare gran parte della propria autostima attorno ad esso.
In che modo l’autostima entra nel mantenimento del disturbo?
Quando il valore personale dipende in misura eccessiva dal controllo del peso e dell’alimentazione, l’autostima diventa particolarmente vulnerabile. Piccole variazioni corporee, episodi di alimentazione percepiti come eccessivi o semplici deviazioni dalle regole autoimposte possono essere interpretati come prove di inadeguatezza personale. In questo modo l’autostima non funziona come risorsa stabile, ma come sistema fragile continuamente esposto alla possibilità di fallimento.
Perché il perfezionismo è così rilevante nei disturbi alimentari?
Il perfezionismo non coincide semplicemente con l’avere standard elevati. Sul piano clinico esso implica la tendenza a valutare se stessi sulla base del raggiungimento di obiettivi estremamente rigidi e spesso difficilmente sostenibili. Nella bulimia nervosa questa modalità può tradursi in regole alimentari severe, aspettative irrealistiche sul peso e continue verifiche del proprio aspetto fisico. Il problema non è soltanto l’ambizione, ma l’idea che il valore personale dipenda dal raggiungimento di standard quasi impossibili.
Come interagiscono perfezionismo e perdita di controllo?
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto apparentemente paradossale tra perfezionismo e abbuffate. A prima vista potrebbe sembrare che il perfezionismo protegga dalla perdita di controllo. In realtà, standard troppo rigidi possono aumentare il rischio di fallimento percepito. Quando una regola viene infranta, anche minimamente, la persona può interpretare l’episodio come una prova di incapacità generale. Questa lettura favorisce emozioni negative e può contribuire all’emergere delle abbuffate.
Perché il ciclo bulimico tende ad autoalimentarsi?
Immagine corporea negativa, autostima fragile e perfezionismo non rappresentano fattori indipendenti. Essi tendono a rinforzarsi reciprocamente. L’insoddisfazione corporea aumenta il bisogno di controllo, il perfezionismo irrigidisce le strategie utilizzate per ottenerlo e l’autostima diventa sempre più dipendente dai risultati raggiunti. Quando il controllo fallisce, l’intero sistema viene percepito come minacciato, favorendo la comparsa di abbuffate e successive condotte compensatorie.
Che cosa implica tutto questo per il trattamento?
Comprendere il ruolo di immagine corporea, autostima e perfezionismo significa riconoscere che il trattamento della bulimia nervosa non può limitarsi alla riduzione dei sintomi alimentari. Interrompere le abbuffate è importante, ma spesso non sufficiente. È necessario intervenire anche sui processi che attribuiscono al corpo un significato sproporzionato e che legano il valore personale al controllo del peso. Solo modificando questi meccanismi diventa possibile ridurre in modo stabile la vulnerabilità al disturbo.
La bulimia nervosa può essere letta come il risultato dell’interazione tra diversi processi psicologici. Tra questi, immagine corporea, autostima e perfezionismo occupano una posizione centrale. Le abbuffate e le condotte compensatorie rappresentano la manifestazione più visibile di un sistema più ampio, nel quale il corpo diventa il principale terreno su cui si giocano valore personale, controllo e identità.
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) rappresentano una delle problematiche psicologiche più diffuse e complesse dell’età adolescenziale. Anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata non riguardano soltanto il rapporto con il cibo, ma coinvolgono profondamente l’identità, l’autostima, la gestione delle emozioni e le relazioni sociali.
L’adolescenza è infatti una fase di grande trasformazione fisica e psicologica. Il corpo cambia rapidamente, aumenta il bisogno di essere accettati dagli altri e si costruisce gradualmente la propria identità personale. In questo periodo il corpo diventa spesso il principale strumento attraverso cui esprimere insicurezze, paure e difficoltà emotive.
Negli ultimi anni i disturbi alimentari sono aumentati in modo significativo, coinvolgendo ragazzi sempre più giovani. Alla base di questi disturbi vi è quasi sempre una sofferenza profonda che il cibo e il controllo del peso finiscono per rappresentare.
Adolescenza e costruzione dell’identità
Durante l’adolescenza il giovane attraversa un delicato processo di crescita che coinvolge il rapporto con se stesso e con gli altri. I cambiamenti corporei possono essere vissuti con disagio, soprattutto in una società che attribuisce grande valore all’aspetto fisico e alla perfezione estetica.
Molti adolescenti iniziano a confrontarsi continuamente con modelli irrealistici proposti dai social media, dalla pubblicità e dalla cultura dell’immagine. Il corpo diventa così un elemento centrale nella costruzione della propria autostima.
Quando il ragazzo percepisce di non corrispondere agli standard estetici socialmente valorizzati, possono emergere sentimenti di inadeguatezza, vergogna e insicurezza. In alcuni casi il controllo dell’alimentazione diventa un modo per sentirsi più forti, accettati o capaci di gestire il proprio disagio interiore.
Il disturbo alimentare rappresenta quindi spesso un tentativo di controllo emotivo più che una semplice preoccupazione per il peso corporeo.
Le principali forme di DCA
Tra i disturbi alimentari più diffusi in adolescenza vi è l’anoressia nervosa, caratterizzata da una forte restrizione alimentare, intensa paura di ingrassare e alterata percezione del proprio corpo. Nonostante l’eccessiva magrezza, l’adolescente continua a vedersi “troppo grasso” e vive il dimagrimento come una conquista personale.
La bulimia nervosa si manifesta invece attraverso episodi ricorrenti di abbuffate accompagnati dalla sensazione di perdere il controllo. Dopo aver mangiato grandi quantità di cibo, il ragazzo prova spesso vergogna e senso di colpa, ricorrendo a comportamenti compensatori come vomito autoindotto, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
Un’altra forma sempre più frequente è il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder), caratterizzato da abbuffate compulsive senza comportamenti di compensazione. In questo caso il cibo viene utilizzato soprattutto come risposta a emozioni dolorose, ansia o stress.
Negli ultimi anni si osservano inoltre forme meno evidenti ma comunque problematiche, come l’ossessione per l’alimentazione “perfetta” (ortoressia) o la dipendenza dall’attività fisica finalizzata esclusivamente al controllo del corpo.
Cause e fattori di rischio
I disturbi alimentari hanno un’origine multifattoriale. Non esiste una singola causa, ma l’interazione di fattori biologici, psicologici, familiari e sociali.
Dal punto di vista psicologico, molti adolescenti con DCA presentano bassa autostima, perfezionismo, difficoltà nella gestione delle emozioni e forte bisogno di controllo. Spesso il corpo diventa il luogo in cui riversare sofferenze interiori difficili da esprimere verbalmente.
Anche il contesto familiare può influire sullo sviluppo del disturbo. Situazioni caratterizzate da eccessiva pressione, conflittualità, difficoltà comunicative o aspettative molto elevate possono aumentare la vulnerabilità dell’adolescente.
Un ruolo importante è svolto anche dalla società contemporanea, che valorizza modelli estetici irrealistici e associa frequentemente il successo personale alla magrezza e all’apparenza fisica. I social network, in particolare, espongono continuamente i ragazzi al confronto con immagini idealizzate e filtrate della realtà.
Tra i fattori di rischio rientrano inoltre episodi di bullismo, esclusione sociale, traumi emotivi o difficoltà relazionali.
Conseguenze fisiche e psicologiche
I disturbi alimentari possono avere conseguenze molto gravi sia sul piano fisico sia su quello psicologico.
Dal punto di vista medico, la malnutrizione può provocare indebolimento del sistema immunitario, alterazioni cardiache, problemi gastrointestinali, squilibri ormonali e ritardi nello sviluppo. Nei casi più severi i DCA possono mettere seriamente a rischio la vita della persona.
Le conseguenze psicologiche sono altrettanto importanti. L’adolescente tende progressivamente a isolarsi, sviluppa ansia, depressione e forte insoddisfazione verso se stesso. Il pensiero legato al cibo e al corpo occupa gran parte della giornata, interferendo con la scuola, le amicizie e le attività quotidiane.
Anche la famiglia vive spesso una situazione di forte sofferenza, caratterizzata da paura, senso di impotenza e difficoltà nella gestione del problema.
L’importanza della diagnosi precoce e del trattamento
Intervenire precocemente è fondamentale per aumentare le possibilità di guarigione. Spesso i primi segnali vengono sottovalutati perché interpretati come semplici “diete” o normali insicurezze adolescenziali.
Tra i campanelli d’allarme più frequenti vi sono:
perdita significativa di peso;
ossessione per calorie e alimentazione;
evitamento dei pasti;
isolamento sociale;
esercizio fisico eccessivo;
frequenti sbalzi d’umore;
forte insoddisfazione corporea.
Il trattamento dei DCA richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga psicologi, medici, nutrizionisti e, quando necessario, psichiatri. L’obiettivo non è soltanto ripristinare un corretto comportamento alimentare, ma comprendere il significato emotivo del disturbo e aiutare il ragazzo a costruire modalità più sane di gestione delle proprie emozioni.
Fondamentale risulta anche il coinvolgimento della famiglia, che rappresenta una risorsa importante nel percorso terapeutico.
I disturbi del comportamento alimentare negli adolescenti sono patologie complesse che nascono dall’incontro di fragilità personali, difficoltà emotive e pressioni sociali. Dietro il controllo del cibo e del corpo si nasconde spesso una profonda sofferenza psicologica, che richiede ascolto, comprensione e interventi adeguati.
Riconoscere precocemente i segnali di disagio e superare i pregiudizi legati ai DCA è essenziale per favorire percorsi di cura efficaci. La prevenzione, il sostegno familiare e l’educazione a un rapporto sano con il corpo e con le emozioni rappresentano strumenti fondamentali per aiutare gli adolescenti a costruire un’identità più equilibrata e consapevole.
Affrontare un disturbo alimentare significa non solo curare il rapporto con il cibo, ma soprattutto restituire all’adolescente la possibilità di stare bene con se stesso e con gli altri.
Negli ultimi anni TikTok è diventato uno dei social network più utilizzati dagli adolescenti. La piattaforma permette di creare e condividere brevi video, spesso accompagnati da musica, filtri, effetti speciali e trend virali. Il suo successo è legato alla semplicità di utilizzo, alla rapidità dei contenuti e alla possibilità, per ogni utente, di sentirsi protagonista.
TikTok può essere uno spazio creativo e divertente, ma quando viene utilizzato da bambini e adolescenti richiede particolare attenzione. I minori, infatti, sono più vulnerabili degli adulti: possono essere maggiormente influenzati dai contenuti che vedono, dalle challenge, dal bisogno di approvazione e dai meccanismi di imitazione tipici dei social. Proprio per questo motivo il tema della tutela dei minori su TikTok è diventato sempre più importante, sia dal punto di vista educativo sia da quello legislativo.
Perché TikTok attira così tanto i giovani
TikTok piace ai ragazzi perché offre contenuti brevi, immediati e coinvolgenti. Basta scorrere con il dito verso l’alto per passare da un video all’altro, senza pause e senza particolare sforzo. Questo meccanismo rende l’esperienza molto rapida e spesso difficile da interrompere.
La piattaforma permette inoltre di esprimere sé stessi attraverso video, musica, balletti, imitazioni, tutorial o racconti personali. Per molti adolescenti pubblicare contenuti significa mostrare la propria personalità, ricevere attenzione e sentirsi parte di una comunità.
Secondo il documento caricato, tra le motivazioni che spingono all’uso di TikTok ci sono l’interazione sociale, l’espressione di sé, l’evasione dalla quotidianità, la curiosità verso la vita degli altri e la possibilità di conservare ricordi personali attraverso i contenuti pubblicati .
I principali rischi per i minori
Accanto agli aspetti positivi, TikTok presenta anche alcuni rischi, soprattutto per i più giovani. Uno dei problemi principali riguarda l’esposizione a contenuti non adatti all’età, come video violenti, sessualmente espliciti, pericolosi o capaci di influenzare negativamente il comportamento degli adolescenti.
Un altro rischio riguarda le challenge, cioè le sfide virali che si diffondono rapidamente sulla piattaforma. Alcune sono innocue e divertenti, ma altre possono spingere i ragazzi a compiere azioni rischiose pur di ottenere visibilità, like o approvazione dal gruppo.
Esistono poi rischi legati alla privacy. I minori possono condividere inconsapevolmente informazioni personali, immagini o video che potrebbero essere utilizzati in modo improprio. Una volta pubblicato un contenuto online, infatti, può essere difficile eliminarlo completamente o controllarne la diffusione.
Infine, l’uso prolungato della piattaforma può favorire dipendenza, distrazione, difficoltà di concentrazione e insicurezza. Il confronto continuo con vite apparentemente perfette può influenzare l’autostima e l’immagine di sé.
Il ruolo dell’algoritmo
Uno degli elementi più importanti di TikTok è il suo algoritmo. La sezione “Per te” propone video personalizzati in base ai gusti, al tempo di visualizzazione e alle interazioni dell’utente. Questo significa che più un ragazzo guarda un certo tipo di contenuto, più la piattaforma tenderà a mostrargli video simili.
Questo sistema può essere positivo perché consente di scoprire contenuti interessanti, ma può diventare problematico quando ripropone continuamente video pericolosi, inadatti o dannosi. Il rischio è che l’adolescente venga esposto più volte agli stessi contenuti, rafforzando curiosità, imitazione o comportamenti rischiosi.
Nel documento viene ricordato che l’AGCM ha contestato proprio la riproposizione reiterata di contenuti potenzialmente pericolosi attraverso sistemi di raccomandazione, soprattutto quando questi possono incidere su utenti vulnerabili come i minori .
La tutela legislativa dei minori
La tutela dei minori online passa anche attraverso norme e provvedimenti legislativi. In Italia e in Europa, la protezione dei dati personali dei minori è considerata un tema fondamentale, perché i ragazzi non sempre possiedono gli strumenti necessari per comprendere pienamente le conseguenze delle proprie azioni digitali.
La normativa europea sulla privacy stabilisce regole precise sul consenso al trattamento dei dati personali dei minori. Nel documento viene spiegato che il Regolamento UE 2016/679 fissa a 16 anni l’età minima per prestare validamente il consenso ai servizi digitali, ma consente agli Stati membri di abbassare questa soglia fino a 13 anni; in Italia la soglia è stata fissata a 14 anni .
Per TikTok l’età minima di utilizzo è 13 anni, ma questo limite non elimina completamente il problema, perché alcuni bambini possono dichiarare un’età falsa o accedere ai contenuti senza un controllo effettivo.
L’intervento del Garante Privacy e dell’AGCM
Negli ultimi anni le autorità italiane sono intervenute più volte per richiamare TikTok alla responsabilità nella tutela dei minori. Il Garante per la Privacy ha contestato alcune criticità legate alla verifica dell’età degli utenti, al trattamento dei dati personali e alla chiarezza delle informazioni fornite.
TikTok si è impegnato ad adottare misure per bloccare l’accesso agli utenti minori di 13 anni, a migliorare le informative per i minori, ad aumentare i moderatori di lingua italiana e a introdurre strumenti per segnalare utenti che sembrano avere meno dell’età consentita .
Anche l’AGCM è intervenuta nei confronti del gruppo ByteDance, proprietario di TikTok, contestando la presenza di contenuti potenzialmente pericolosi per la sicurezza psico-fisica degli utenti, l’insufficienza delle misure adottate per impedirne la diffusione e il ruolo dell’algoritmo nel riproporli agli utenti. Il documento riporta che il 14 marzo 2024 l’AGCM ha annunciato una sanzione di 10 milioni di euro alle società del gruppo ByteDance .
Il ruolo della famiglia
La tutela dei minori non può essere affidata soltanto alle leggi o alle piattaforme digitali. La famiglia ha un ruolo fondamentale nell’accompagnare bambini e adolescenti a un uso consapevole dei social network.
I genitori dovrebbero dialogare con i figli, spiegare i rischi della rete e non lasciare i minori soli in un ambiente digitale popolato anche da adulti. È importante parlare di privacy, di rispetto online, di cyberbullismo e dei pericoli legati alla condivisione di immagini personali.
Il documento richiama anche le raccomandazioni della Polizia Postale, che invita i genitori a controllare l’uso del telefono, a spiegare ai figli di non rispondere a messaggi volgari o offensivi, a non incontrare persone conosciute online e a non condividere contenuti intimi o personali in rete .
Parental control e strumenti di protezione
TikTok mette a disposizione alcuni strumenti pensati per aumentare la sicurezza dei minori. Tra questi vi è la “Modalità limitata”, che riduce l’esposizione a contenuti non adatti a tutti, e la possibilità di filtrare commenti offensivi o inadeguati.
Il parental control può essere utile, ma non deve sostituire il dialogo educativo. Controllare non significa soltanto limitare, ma accompagnare il minore a comprendere ciò che vede, ciò che pubblica e le conseguenze delle proprie azioni online.
La protezione più efficace nasce dall’unione tra strumenti tecnici, presenza educativa degli adulti e capacità critica dei ragazzi.
TikTok rappresenta uno spazio digitale molto importante per le nuove generazioni. Può offrire creatività, divertimento, socializzazione e possibilità di espressione personale. Tuttavia, quando viene utilizzato dai minori, richiede attenzione, regole e responsabilità.
La tutela dei ragazzi non può basarsi solo sul divieto, ma deve fondarsi sull’educazione digitale. È necessario insegnare ai giovani a riconoscere i contenuti pericolosi, proteggere la propria privacy, non imitare comportamenti rischiosi e non misurare il proprio valore attraverso like e visualizzazioni.
Famiglia, scuola, istituzioni e piattaforme digitali devono collaborare per rendere TikTok e gli altri social network ambienti più sicuri. Solo così la tecnologia potrà diventare una risorsa positiva, capace di accompagnare la crescita dei ragazzi senza mettere a rischio il loro benessere psicologico, sociale e personale.
Negli ultimi anni la vita degli adolescenti si è spostata sempre di più anche nello spazio digitale. Social network, chat, piattaforme di messaggistica e applicazioni permettono ai ragazzi di comunicare, conoscersi, esprimersi e costruire relazioni. Tuttavia, proprio questi ambienti possono diventare luoghi in cui si sviluppano nuove forme di violenza, soprattutto legate al genere, alla sessualità e all’immagine del corpo.
La violenza di genere online non riguarda soltanto insulti o commenti offensivi, ma può assumere forme più gravi, come la diffusione non consensuale di immagini intime, il controllo del partner attraverso i social, le minacce, il ricatto sessuale, lo slut-shaming e l’esclusione o umiliazione pubblica. Il documento caricato dedica una sezione proprio al tema “Dietro lo schermo: adolescenza, sessualità e violenza di genere online”, evidenziando come questi fenomeni siano strettamente legati all’uso dei social e alle dinamiche relazionali tra giovani .
La violenza online tra adolescenti
La violenza online può essere difficile da riconoscere, perché spesso viene normalizzata o considerata parte della quotidianità digitale. Molti ragazzi e ragazze tendono a pensare che commenti volgari, pressioni, insulti o richieste insistenti siano comportamenti “normali” sui social.
In realtà, anche se avviene attraverso uno schermo, la violenza online può ferire profondamente. Un messaggio offensivo, una foto condivisa senza consenso o una minaccia ricevuta in chat possono provocare vergogna, ansia, paura e senso di isolamento.
Nel documento emerge che uno dei risultati principali dei focus group è proprio la difficoltà dei giovani a riconoscere la violenza online. Alcuni adolescenti assumono una postura di accettazione, come se certi comportamenti fossero inevitabili: “te lo aspetti; succede” .
Sessualità e pressione sociale
Durante l’adolescenza la scoperta della sessualità si intreccia con il bisogno di essere accettati e desiderati. I social network amplificano questo processo, perché espongono continuamente i ragazzi al giudizio degli altri.
Molti adolescenti possono sentirsi spinti a mostrarsi in un certo modo, a rispondere a richieste intime o a conformarsi a modelli di femminilità e maschilità dominanti. Le ragazze, in particolare, possono subire giudizi più pesanti sul proprio corpo, sul modo di vestirsi o sul comportamento sessuale.
La pressione sociale diventa quindi un elemento centrale: il desiderio di piacere, di essere riconosciuti o di non essere esclusi può portare alcuni giovani ad accettare situazioni che in realtà li mettono a disagio.
Diffusione di immagini intime e controllo
Una delle forme più gravi di violenza online riguarda la condivisione non consensuale di immagini o video intimi. Questo fenomeno viene spesso indicato come revenge porn, anche se molti studiosi criticano questa espressione perché rischia di spostare l’attenzione sulla “vendetta” invece che sulla violenza subita dalla vittima.
Quando un’immagine privata viene diffusa senza consenso, la persona coinvolta perde il controllo sulla propria intimità. La violenza non sta solo nella pubblicazione del contenuto, ma anche nei commenti, negli insulti e nella vergogna sociale che spesso seguono.
Questo tipo di violenza colpisce soprattutto le ragazze, perché la società tende ancora a giudicare in modo più severo la sessualità femminile. La vittima rischia così di essere colpevolizzata, mentre chi diffonde il materiale viene talvolta minimizzato o giustificato.
Il ruolo dei social network
I social network possono amplificare la violenza perché permettono una diffusione rapida dei contenuti e una grande esposizione pubblica. Una foto, un video o un commento possono essere condivisi in pochi secondi e raggiungere molte persone.
Inoltre, la possibilità di usare profili falsi o anonimi può favorire comportamenti aggressivi, sessisti o omofobi. Chi agisce dietro uno schermo può sentirsi meno responsabile delle proprie azioni, dimenticando che dall’altra parte c’è una persona reale.
Nel documento viene riportato che, nell’osservazione online, alcune piattaforme mostrano dinamiche diverse: su Telegram compaiono scambi di materiali anche in privato, su Facebook la sezione commenti diventa spesso un luogo rivelatore di insulti sessisti e omofobi, mentre su Instagram emergono contatti in direct message, campagne di shitstorming e forme di attivismo social .
Le conseguenze psicologiche
Le conseguenze della violenza di genere online possono essere molto profonde. Chi la subisce può provare vergogna, senso di colpa, paura, rabbia e impotenza. Spesso la vittima tende a isolarsi, a chiudere i profili social o a evitare il confronto con gli altri per paura di essere giudicata.
Nei casi più gravi possono comparire ansia, depressione, difficoltà scolastiche, perdita di autostima e problemi nelle relazioni. La violenza online può quindi influenzare non solo la vita digitale, ma anche il benessere quotidiano e la costruzione dell’identità personale.
Il problema diventa ancora più serio quando gli adolescenti non si sentono liberi di parlarne con gli adulti. Il documento evidenzia infatti una certa diffidenza verso il mondo adulto e la richiesta, da parte dei giovani, di luoghi e spazi di confronto senza la presenza di adulti .
Prevenzione ed educazione
Per contrastare la violenza di genere online non basta vietare l’uso dei social o controllare i telefoni. È necessario educare i ragazzi e le ragazze al rispetto, al consenso, alla responsabilità digitale e alla parità di genere.
La scuola e la famiglia hanno un ruolo fondamentale. È importante creare spazi di dialogo in cui gli adolescenti possano parlare liberamente di relazioni, corpo, sessualità, emozioni e rischi online. Solo attraverso il confronto è possibile aiutare i giovani a riconoscere comportamenti violenti o manipolatori.
Anche l’educazione al consenso è centrale: nessuna immagine, conversazione o informazione privata dovrebbe essere condivisa senza il permesso della persona coinvolta. Il rispetto dell’altro deve valere anche nello spazio digitale.
La violenza di genere online è un fenomeno complesso e sempre più presente nella vita degli adolescenti. Non si tratta di semplici battute o comportamenti superficiali, ma di azioni che possono ferire profondamente e compromettere il benessere psicologico delle vittime.
I social network non sono negativi in sé, ma devono essere usati con consapevolezza. È fondamentale insegnare ai giovani che dietro ogni profilo c’è una persona, che il consenso è indispensabile e che la libertà digitale deve sempre accompagnarsi al rispetto.
Solo attraverso educazione, ascolto e prevenzione è possibile costruire relazioni online più sane, sicure e rispettose.
L’Istituto Psycomentis è lieto di annunciare la partecipazione della dott.ssa Loredana Petrone, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa dell’Istituto, alla presentazione del volume Il Servizio Antiviolenza tra Cura e Diritto – Guida normativa e pratica per operatori di sportello antiviolenza, a cura delle avvocate Ylli Pace e Anna Bellantoni.
L’evento si terrà martedì 28 luglio 2026, dalle 15.00 alle 18.00, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, a Roma, e vedrà la partecipazione di autorevoli esponenti del mondo accademico, giuridico, psicologico e istituzionale.
La presenza della dott.ssa Loredana Petrone testimonia l’impegno di Psycomentis nel promuovere una psicologia scientificamente fondata e profondamente integrata con le altre professioni che operano nella tutela della persona. L’esperienza maturata negli anni nell’ambito della psicologia clinica, della psicoterapia, della sessuologia e della formazione rappresenta un contributo significativo alla riflessione sui percorsi di prevenzione, accoglienza e presa in carico delle vittime di violenza.
Per Psycomentis, essere presenti in contesti di alto profilo istituzionale significa continuare a costruire ponti tra ricerca, formazione e pratica clinica, mettendo a disposizione competenze specialistiche al servizio della comunità e della promozione dei diritti.
La partecipazione della dott.ssa Petrone costituisce anche un importante riconoscimento del lavoro che l’Istituto svolge quotidianamente nella formazione dei professionisti della salute mentale e nella diffusione di una cultura della prevenzione, dell’ascolto e della tutela della persona.
Vi aspettiamo il 28 luglio a Roma per un momento di confronto che unisce competenze psicologiche, giuridiche e sociali nella costruzione di una rete sempre più efficace contro la violenza.
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